Padre Pio è un idolo di stoppa, ma anche "un immenso inganno ", almeno nelle considerazioni di Papa Giovanni XXIII (aka "il Papa Buono"), il quale ha lasciato notazioni poco lusinghiere sul conto del fenomeno di Pietralcina. Il santo non si sarebbe fatto mancare niente, nemmeno i sollazzi sessuali, scrive il Papa: «L’accaduto—cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona— fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente...". Lo racconta un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera di oggi, facendo la recensione del libro di Sergio Luzzato " Padre Pio. Miracoli e Politica nell'Italia del '900".
Secondo Cazzullo queste ed altre frasi, "se lette con animo condizionato dal pregiudizio, possono indurre a giudicarla come una demolizione definitiva della figura del santo, o come un'invettiva laicista contro un fenomeno devozionale duraturo e interclassista", ma Cazzullo dice che si tratta di due letture sbagliate (senza spiegare il perchè), visto che il giudizio di Luzzato sul santo dei dubbi miracoli non è sommariamente liquidatorio.
Lasciando Cazzullo al suo impossibile tentativo di difesa e Luzzato al suo giudizio, viene da chiedersi quale lettura proporre invece della figura di un prete che il Papa Buono considerava un ciarlatano e che ha dato vito a fenomeni di idolatria e monetizzazione della fede che hanno ben pochi paragoni nell'italica storia. Padre Pio non solo è straordinariamente simile a figure clericali carismatiche del nostro tempo, impegnate a "costruire" piccoli imperi di devozione e al contempo accusati (prove alla mano) di nefandezze che ben poco hanno a vedere con la santità, ma è anche e soprattutto idolatria, sfruttamento dell'ingenuità dei fedeli al fine di costruire grossi affari. Le storie di Padre Fedele, di Don Gelmini e dei loro emuli, miracoli a parte, sono straordinariamente simili a quella di Padre Pio come descritto da Giovanni XXIII, anche nelle supposte intemperanze sessuali.
Sarebbe invece proprio il momento, non solo per la chiesa cattolica, ma soprattutto per la chiesa cattolica, di cominciare a demolire il culto del santo di Pietralcina, cominciando dalla demolizione della Disneyland di San Giovanni Rotondo e delle varie attività a scopo di lucro che sfruttano la figura del santo. La chiesa cattolica potrà radicalizzare e fidelizzare qualche milione di allocchi che rincorrono il salvifico miracolo correndo da Pietralcina a Lourdes, ma il culto del santo è quanto di più lontano ci possa essere dalla dottrina cattolica; idiosincrasia che prima o poi porterà grossi inconvenienti alla chiesa di Roma.
L'introduzione del culto dei santi è stato sicuramente un errore per la chiesa cattolica; un'invenzione assoluta, visto che nel Vecchio e nel Nuovo Testamento non si parlava certo di adorare alcuni esseri umani al di sopra di Dio stesso, ma un'invenzione che è servita a rendere pittoresco e personalizzabile l'esercizio della devozione, accontentando così esigenze locali e individuali a dispetto dell'unitarietà teologica. Padre Pio è l'ennesimo sedicente santo/profeta (poco importa se in buona o cattiva fede, se in sanità mentale o vittima di turbe) che ottenuto un seguito di devoti, ne abusa giungendo a comportamenti che ben poco hanno di santo.
Se Giovanni XXIII si consolava scrivendo: «Motivo di tranquillità spirituale per me, e grazia e privilegio inestimabile è il sentirmi personalmente puro da questa contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte in proporzioni inverosimili», ancora oggi migliaia di anime sono istupidite con il placet del Vaticano. Giovanni Paolo II ha colto il potenziale comunicativo della figura di Padre Pio, ma nell'elevarlo a santo ha probabilmente sorvolato con troppa leggerezza sulla vita reale dell'uomo, molto poco Pio. Può essere anche che Giovanni Paolo II non sia stato informato completamente sulle mirabolanti gesta del santo di Pietralcina, ma non si può pensare che i trascorsi di Padre Pio fossero ignoti alle gerarchie vaticane.
In questi differenti atteggiamenti papali verso Padre Pio, Luzzato vede "la dimostrazione dell'importanza di Padre Pio nella storia religiosa del Novecento". Come ogni innamorato di una tesi da dimostrare Luzzato si lascia scorrere sotto gli occhi la realtà, che è quella di una figura più che negativa e si rifiuta di parlare di Padre Pio come essere umano, preferendo mantenere il discorso a livello di analisi del fenomeno religioso che ha incarnato.
Poco importa a Luzzato se il quadro che emerge dalla sua ricerca sia quello di un personaggio ambiguo, promosso e pubblicizzato dal fascismo (dice Cazzullo che: Luzzatto dedica pagine che faranno discutere al «patto non scritto» con Caradonna, il ras di Foggia; ed è un fatto che le prime due biografie di Padre Pio sono pubblicate dalla casa editrice ufficiale del partito, la stessa che stampa i discorsi del Duce) prima che dalla sua stessa chiesa; poco importa che le cialtronate a mescolare stimmate miracolose e sesso con la perpetua ( le "filmine", prova regina), o meglio il sesso con l'harem di premurose fedeli adoranti siano lì sotto gli occhi di tutti, accanto alle righe che ne vorrebbero sminuire il significato per volare più in altro con il discorso.
Non è un gran problema, non saranno certo Luzzato o il Corriere ad andare allo scontro frontale con questi fenomeni di superstizione medioevale, non saranno certo i media a mettere all'indice il culto dei santi, l'adorazione delle reliquie, delle ossa e dei teschi di martiri e protomartiri della fede. Solo un’evoluzione culturale all’interno della chiesa cattolica potrà rimuovere questo genere di idolatria politeista che ha sostituito agli dei, i santi e le loro gesta. Un’evoluzione che per ora può dirsi ben lontana, visto che il Papa contemporaneo è un fior di reazionario; un’evoluzione mancata che ci costringerà ancora a lungo all’osservazione di folle di nostri simili prostrarsi nell’adorazione di idoli di stoppa.
